Holistic Adaptive Design: Fattori da considerare in un mondo multi-schermo

Nell’immaginario collettivo attuale, quando parliamo di touch screen, pensiamo al mondo dei tablet e smartphone, ma in realtà esistono altri mondi. Il problema principale di avere un solo design, è quello che ogni schermo ha una sua misura, larghezza, distanza e risoluzione che impatta sull’usabilità del dispositivo e la sua UI (User Interface).

I touch screen sono sempre più presenti nel mondo informatico tanto da essere incorporati in laptop, desktop e più recentemente nell’impiego più disparato (tipo taglia code, bancomat ecc…). Da qualche anno a questa parte, infatti, McDonald’s ha sperimentato una tipologia di ordinazione self-service per abbattere i tempi di attesa dei clienti.

Display taglia-coda di McDonald's
Display taglia-coda di McDonald’s
Ogni giorno, ognuno di noi interagisce quotidianamente con dispositivi di varia natura. Ogni dispositivo ha la sua capacità di risolvere problemi. Un approccio di tipo adaptive/progressive soddisfa il sempre più crescente bisogno di interactive experience per ogni users (utilizzatore) in base al suo contesto d’uso. Questa esperienza d’uso quotidiana, in tutti i suoi casi, cresce dinamicamente influenzata dai cambiamenti tecnologici e demografici.

When designing in a multi-screen world, the three major factors to consider at minimum are: viewing distance, touch area, and touch targets and interactions.

 

Distanza Visiva

La distanza visiva è lo spazio che intercorre tra lo user e l’informazione riportata su un dispositivo ( o la sua interazione mediante UI). Generalmente la distanza per i device maneggiabili (tablet, smartphone ecc…) è di circa 15 / 20 cm, mentre per la TV la distanza inizia ad essere oltre il metro. Nei due casi i rispettivi sistemi di input sono le dita per i maneggiabili e il telecomando per la TV, elementi fondamentali a rompere la distanza tra user e device. Quest’ultima influisce fortemente sulle misure dei Font ( testi, titoli ecc…), in modo esponenziale in funzione della distanza visiva, affinchè sia mantenuta la leggibilità dei contenuti.

Detto ciò, come possiamo adattare i contenuti in funzione della distanza visiva, e al suo cambiamento nelle varie situazioni d’uso? Marko Dugonjic ha sperimentato con un sistema di riconoscimento facciale come la distanza user-display, influenzava i contenuti tipografici in modo responsive (dinamico), usando delle “media queries” (delle richieste di contenuti opportuni a seconda del caso) in base alla distanza tra lo user e lo schermo. Più lo user si avvicinava allo schermo, più la grandezza dei caratteri (Fonts) diminuiva e vice versa. Con questa analisi possiamo identificare che la distanza visiva fa parte della user experience e che non è un limite per essa. Immaginandola come elemento tridimensionale del responsive design, la distanza è parte di ciò che crea le relazioni con i contenuti e lo user.

 

Touch Area

La touch area è la zona presa in considerazione in base alla misura dello schermo che la contiene. Questo ne determina le zone dello schermo più facili o più difficili da raggiungere.

maxheighttouch

Determinando come gli users (utilizzatori), usano queste aree sui differenti device, possiamo capire in quali zone posizionare i touch targets (ovvero i contenuti più importanti), i menu, e gli elementi di navigazione. Grazie a questa mappatura delle gesture (azioni dell’utente) sui display e/o schermi, è possibile valutare casistiche di utilizzo e relative problematiche. Pensiamo ad un utente in carrozzina che debba accedere al menu, sull’angolo in alto del display di McDonald’s, la UX sarebbe del tutto difficoltosa. Quindi potremmo pensare di inserire il menu di scelta nell’angolo in basso e renderlo accessibile all’utente in carrozzina ma difficoltoso per un utente di alta statura. Quindi potremmo pensare ad una telecamera aggiuntiva al display che riconosca l’altezza dello user e che risponda in modo interattivo posizionando il menu di selezione nella touch area migliore per lui.

Touch Target e Interazioni

Il touch target è la minima e massima misura di un elemento di interfaccia, tipo un bottone che deve intercettare il click di un dito. Creare misure sbagliate per questi target, comporterebbe un incapacità di funzionare. Pensiamo ad un pulsante troppo piccolo da cliccare, sarebbe impossibile interagire con l’app o addirittura essere tediosa, frustrando lo user a tal punto da abbandonare l’app. Al contrario un pulsante troppo grande, taglierebbe fuori informazioni necessarie all’interfaccia UI. Va quindi pensata una progettazione di tipo design for touch (design per l’area sensibile al tocco), e design for thumb (design per le dita o il tap).

Credtis: Steven Hoober
Credtis: Steven Hoober

Abbiamo capito, grazie a questi elementi che si può quindi intercettare le operazioni eseguite dagli users sulle nostre app attraverso gesture o click sul display. Questo ci permetterà di creare applicazioni sempre più a favore degli user, anche quelli con disabilità. E’ quindi una sfida constante alla user experience adattabile, pertanto dobbiamo approcciarci in modo Olistico a questo tipo di design.

 

Walter Fantauzzi

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Business Model Maker