Cos’è l’Internet delle cose?

Con la frase “Internet of things” si intente l’insieme di quegli oggetti (orologi, bracciali sport termostati ecc…) che possono connettersi alla rete. Secondo uno studio nove persone su dieci lo ignorano, anche se li possiedono già.

Quanti di voi conoscono il significato di “Internet degli oggetti” o, in lingua madre, “Internet of things”?

Anche se si sente spesso parlare spesso di questa frase, sembra che non a tutti sia familiare il concetto di  “Internet of Things” per gli utenti medi. Da una ricerca di Acquity Group (scaricabile qui), agenzia del gruppo Accenture, risulta che l’87% degli intervistati non abbia mai sentito parlare di “Internet delle cose”.

Ecco un video dal sito della comunità europea, che spiega in 45 secondi cos’è l’Internet delle cose (in inglese):

L’Internet delle cose, come spiega Davide Bennato (professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e Sociologia dei media digitali all’Università di Catania) è l’insieme delle tecnologie il cui scopo è rendere qualunque oggetto, anche senza vocazione digitale, un dispositivo collegato ad internet, in grado di godere delle medesime caratteristiche degli oggetti nati per utilizzare la rete. Attualmente molti di questi oggetti hanno due finalità: Monitorare e Controllare.

Monitorare vuol dire che l’oggetto si può comportare come un sensore in grado di produrre informazioni su di se o sull’ambiente circostante (per esempio un termostato digitale).

Termostato digitale che può essere monitorato da remoto tramite un’app sui dispositivi mobile

Controllare significa, invece, che gli oggetti possono essere comandati a distanza senza particolari tecnologie, tramite la semplice linea internet. Attualmente i settori più interessati sono quelli della domotica (oggetti tecnologici per la casa) tipo gli elettrodomestici, basti pensare ai nuovi climatizzatori che possiamo accendere fuori casa tramite un app.

Un climatizzatore comandato da remoto tramite un app sul telefono

 

Putroppo il costo elevato di questi “oggetti” non permette ancora di entrare in modo invasivo nelle nostre case, ed è questo uno dei motivi perchè essi siano poco conosciuti. Il valore aggiunto, momentaneamente, non sembra soddisfare le esigenze degli utilizzatori. C’è inoltre un timore su come viene gestita la privacy su gli oggetti indossabili (come bracciali fit, sensori nelle scarpe ecc…) e sui dati conservati in essi che vengono trasmessi e raccolti quotidianamente, non sappiamo dove.

Privacy e sicurezza ad oggi sono le due problematiche principali per il quali non esiste ancora un appeal a questo tipo di oggetti.

 

Proprio per questo i nuovi protocolli IPv6 (il nuovo protocollo internet che permetterà di aumentare il numero di indirizzi IP a disposizione) dovranno garantire la sicurezza e la stabilità delle infrastrutture che conserveranno i dati (come cloud computing e big data).

 

Nel frattempo, attendiamo!

 

Walter Fantauzzi

 

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